29 settembre 2010


...un'altra solitudine specchiata


un'altra solitudine specchiata

Locanda Almayer, un giorno di pioggia.

Ho smesso di festeggiare compleanni.
Oggi è il primo ANNIVERSARIO del mio 25esimo compleanno :)


14 settembre 2010

Lettera ad Alessandro Baricco, dal 2010

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/08/26/news/barbari_2026-6516602/

Caro Baricco

te la racconti bene amico mio, non c'è che dire. Qualcuno magari ci ha creduto. Gliel'hai lasciata lì. Mica lo fai apposta, o forse sì, beh comunque lo trovo molto divertente. Lasci mine antiuomo, chi ha coraggio arriverà dall'altra parte. Pur sapendo che non c'è nessun premio nella guerra, che non si sopravvive comunque dall'altra parte. Ma è pur vero che c'è una selezione naturale anche nella ricerca. Hai fatto bene a scrivere quella lettera dal 2026, perchè so che se l'hai scritta il peggio è già passato. Il peggio per te, è finito lì dentro. E questo mi è caro. Per parte mia ti scrivo con un po' di anticipo, è il 2010 e se potessi trovare una sola ragione per cambiare questa data, lo farei, giusto per far venire la curiosità del perchè proprio quella data? Ma con l'età si perde il gusto di essere interessanti. Forse è anche di questo che stai parlando, possiamo scegliere una data come l'altra...tanto se qualcuno volesse capire perchè non 25 o 27, sarebbe fuorimoda. O peggio un fan maniacale, che vuole possedere questa verità di te, ché saperlo gli renderà la sua vita prestigiosa. Bravo lo scemo, che si tiene la mina in vetrina. Ma sappiamo bene che i più non se lo chiedono neanche, a meno che non ci fai un discorsetto attorno, non si interessano alle cose. Io per esempio vorrei che mi scrivessi un'altra volta nel 2046, perchè è lì che ci siamo conosciuti. In fondo alcuni di noi non possono che fare le cose con senso. C'è sempre un filo d'arianna che collega le nostre scelte, anche una data in una lettera non è mica una tombola, pura casualità. Se è stato Caso, noi gli diamo un Senso. Per quel che vale, ci piace così. Per questo io e te andiamo d'accordo.
So di che parli, io stessa in questo 2010 ho pensato che sarebbe potuta essere questa la soluzione, evidente,
certo, come non averci pensato prima.
Tutto portato alla superficie e via... trovare un modo comodo di vivere, di sentire, come tanti. Ma diciamola tutta, la vita non è una poltrona, o se lo è per qualcuno, noi non ci sappiamo stare. Il nostro mestiere non ammette pensionamento, a meno che non ce lo prendiamo anticipato come Cesare. L'unica cosa che possiamo fare, è fare della vita un mestiere. Guardiamo tutto sempre in viaggio, abbiamo bisogno di saltare, nuotare, sprofondare nelle sabbie mobili della vita, di noi stessi, degli altri. Di parlare. Noi che a trovare la parola giusta ci mettiamo l'adolescenza, e quando la diciamo è quella, una responsabilità bellissima nell' hic et nunc, per quel che vale onesta, soldi puliti come quelli di monopoli, anche se poi li hai spesi tutti, fa niente. Che ci puoi anche scherzare,vecchio e senza una lira, ma scherzarci sempre con una smorfia, forse anche due, tre. Tutte quelle che ci possono stare tra l'angolo storto di un sorriso, un sopracciglio alzato o un tono di voce distratto. Bang bang, solo per fare il cow boy e far ridere i bambini. Ma con la sigaretta di Clint, che manco fuma.
Certo a volte siamo stanchi. Torniamo su quella poltrona da cinema a luci rosse, accanto ai vicini che hanno finito da un pezzo, che hanno pagato il biglietto per farsi la vita su quella degli altri. E' una questione di Eros, per tutti, è Eros. Solo che noi ci innamoriamo veramente, del destino di una storia, e guardiamo un film, che abbiamo girato noi. Torniamo al cinema di tanto in tanto, quando già abbiamo finito di portarla a casa quella storia. Abbiamo sotterrato l'osso che abbiamo scelto, e andiamo ad annusare e a vedere se è tutto a posto e allora sì: dobbiamo sederci per qualche ora per rivedere, chi eravamo, cosa abbiamo amato. E' il nostro modo di lasciare la lupa a casa, la lupa in Messico. Magari dissotteriamo, ogni tanto, per vedere se è ancora lì, il nostro tesoro, per poi ricoprire di nuovo, perchè ormai tutto è fatto, non perfezionabile. Riti funebri, puoi solo ricordare. Ma non mi dire che il cinema lo vivono tutti uguale.
Che la profondità sia vintage nel 2026 è una buona notizia, almeno si vedranno in giro meno occhi confezionati con l'etichetta "ti capisco", codici a Sbarre molto diffusi, trappole per stare fermi un giro in prigione aspettando di lanciare ancora il dado. La profondità è un gioco che non compri e non impari, non importa manco se arrivi per primo.
E' solo un momento Alessandro, vedrai che ti torna la voglia di scrivere libri. Il pubblico ormai è ristretto, ma tanto non ci ha mai capito un cazzo manco prima. Hai avuto il merito di farti piacere, se merito è, ma essere citati non vuol dire essere compresi, lo sai già. E' il 2026 lì da te, c'è un gran casino attorno...ma hai già la necessità di portare a casa un'altra storia, e forse non è neanche consolante, magari è faticoso, ma che ci vuoi fare, è un fatto di natura. A un cane piacciono gli ossi. E tu l'hai detto, nascosto messaggio nella bottiglia, lo hai detto. Non possiamo fare altro che questo: cercare di salvarci tutta la vita. Salvarci da quella passione che custodiamo nelle scatole di latta, sopravvivere alle nostre stesse collezioni. Trasmetterle magari, ma è per noi che le facciamo. E scriviamo, e suoniamo e dipingiamo. Vogliamo salvarci da soli, e ogni tanto scegliamo qualcosa per cui rischiare di morire. E' il nostro vizio più grande questo, non essere salutisti. Smettiamo per un po', e via con un altro vizio. L'importante è che sia uno alla volta, per il gusto perverso di farcele tutte le malattie. Però sai, quella volta che sono andata nel 2046, lì seduta al tavolino del bar con te, giovane come ti ricorderò per sempre, mentre mettevo la data dietro la tua foto, proprio nell'attimo di porgertela, lì... ho capito. Anche se non potevo che dirtelo così, scrivendo da lontano.
Gli strati. Volevi parlarmi di geografia in fondo, in quella lettera che mi è arrivata 36 anni fa. Geografia, che poi è filosofia, psicologia, sociologia. Volevi dirmi che tutto visto dall'alto prende l'aspetto della mappa, una dimensione tracciata, una sola, che è più facile
controllarla, spostarsi, progettare un percorso. Il modo di rappresentare comune sarà quello. Una sola dimensione. Anche la profondità sarà vista così, misurata in verticale ogni montagna. Riproducibile, proiettabile in una sola dimensione. Lo sai che fare fotografia è il mio modo di capire, e sorrido un po', mentre ti firmo la foto e penso a tutto questo.
Se non vale più la metafora dell'albero con radici, ti propongo una soluzione. Per noi dico, così ci salviamo. Io e te. Potrebbe essere una storia.
Il Canyon. Immaginalo, anche solo per un attimo. Entraci dentro come fa il vento. Guardalo dall'alto. Come ti giri ti giri, vedi sempre...com'è. Anche se è un labirinto che non sai spiegare, non ce n'è necessità.
Abbiamo scaffali pieni di ricordi, che poi non sono solo ricordi, sono strati che abbiamo da sempre, sensibilità, peculiarità, strati e strati di sedimentazione. Abbiamo avuto più fasi, più emozioni e dolori, ma ad ognuna abbiamo trovato un posto, abbiamo lasciato che il tempo assemblasse il tutto. Ecco. Siamo i primi scienziati della nostra coscienza. Se qualcuno ci chiede fossili, sappiamo dove andare a prenderli. Se i fossili non interessano, qualcuno puo' semplicemente venire a prendere la ghiaia, o la sabbia in superficie. Siamo pure generosi in questo. Perchè non possiamo fare altro che ergerci, siamo lì a portata di tutti, sotto il sole e la pioggia, da secoli. Da qualunque angolazione ci guardi, questo siamo: Canyon.
Lo vuoi un segreto?
Nel 2046, come nel 2026, come nel 2010. Non è mai cambiato niente. Ognuno vede dove puo' vedere. E' tutta questione di controllo, di rappresentazione. Forse i barbari hanno scelto di fare il deserto perchè è più gestibile, a noi riguarda relativamente. Ho trovato un pensiero per salvarci, io e te, e non ti stupire se è lo stesso di sempre.
- No, io amaro, grazie.
Fin quando scrivi e parli, qualcuno, anche solo uno, avrà la possibilità di vedere i tuoi strati. E magari non ti chiederà ne ghiaia nè sabbia nè fossili. Se sei fortunato non ti chiederà proprio niente.
Gli basterà camminare nella superficie della tua profondità, o guardarti dall'alto. Passare il dito sulla linea di confine, felice di riconoscerla, e null'altro. E sarà un altro Canyon vicino, a sua volta. Tu lascia il filo, e non te la prenderai se ti lascerò in Nasso. Sai già che deve andare così. Facciamo questo per fregare tutte le mappe, per restare noi stessi, mettiamo vuoti. Nessuno potrà mai misurarli, nessuno potrà mai abbattere una parte di noi e creare il deserto. Sarà solo un vuoto più grande, tra una parete e l'altra di roccia, un disegno diverso. Quel che ci manca, devi ricordartelo, è superficie e profondità insieme. E allo stesso tempo non è niente di tutto questo, è un problema che non si pone. Quello che ci manca ci salverà. E' solo un paesaggio, per natura se stesso. Puoi dire solo che c'è.
Sento che hai lasciato quella mina antiuomo, per togliertela dalla tasca.
Io cammino in questa risposta, non importa quanto stupida possa essere, perchè voglio andare dall'altra parte. Voglio sentire un'altra storia e scattare un'altra foto.
- Come sono venuto? - mi chiedi.
Ti porgo il ritratto. Con data e firma.
- Leggi. - ti dico. Perchè c'è un titolo dietro.
- Grand Canyon, 2046.
Il nome, onesto.
Spero che ti arrivi questa lettera, il mio servizio postale non funziona come il tuo. La lego qui, alla zampa di un'aquila. E ti lascio un fil di fumo per trovarmi, che è quel vizio che non so smettere.







11 settembre 2010