21 marzo 2010

Camera con sguardo.

Si chiude oggi a Palazzo Sant'Elia di Palermo la mostra fotografica "Camera con sguardo. Fotografi italiani" che ha avuto il merito di portare un po' d'acqua (fotografica ,si intende) in questa desertica Sicilia. L'ultima mostra di un fotografo di rilievo internazionale è stata qualche mese fa (ottobre 2009), presso la Vuedù Factory, che di fatto si occupa di arredamento, abbigliamento sartoriale, e design, e che ha il merito di destinare sul retro uno spazio espositivo all'arte e alla vendita di libri fotografici. Ma sta di fatto che in quel caso si arrivava alla via e al numero civico indicato e si trovava una vetrina chiusa e dei vestiti appesi. Dopo aver citofonato titubanti (avremo mica sbagliato posto?), e dopo aver trovato le foto di Salgado stampate su carta non fotografica, abbiamo apprezzato comunque l'intenzione di promuovere l'arte, e lo scopo umanitario della vendita delle stampe. In una terra che non fa altro che dire "accontentati...accontentati" alla fine ci si abitua a piangere con un occhio. Anche quella è stata un'occasione per vedere delle fotografie, peccato che la qualità non fosse migliore a un libro stampato. Dunque Camera con sguardo, a Palermo, prima di tutto è un piccolo miracolo (speriamo ripetibile). Le foto di 29 grandi fotografi italiani hanno un'installazione che rende loro giustizia, trovano spazio e luce adatti alla loro piena visibilità, e pur essendo una collettiva le opere di un autore non fanno mai a pugni con quelle del vicino. Di certo non è un caso che il curatore sia Achille Bonito Oliva.
Lo sguardo scivola elegantemente fino all'ultima stanza, senza intoppi, trovando un'omogenea gentilezza pur nella diversità delle espressioni e delle tecniche. Le targhette ti invitano a pensare. Mi smentisca qualcuno se a Palermo ha mai visto indicazioni come: stampa cromogenica, stampa ai pigmenti, C-Print su Diasec, prima d'ora. Queste informazioni si riservano alla pittura in genere, olio su tela, acquarello, e via dicendo. Come se la fotografia non fosse altrettanto un fatto di scelte, di supporti, di resa, di eccellenza. Come se non si potesse essere anche qui curiosi, di come una stampa ai pigmenti riveli la tridimensionalità di un paesaggio in bianco e nero di Paolo Pellegrin, per esempio. Cosi con i miei amici pellicolosi (gruppo di camera oscura) guardiamo le stampe al bromuro d'argento di Marialba Russo, così lattiginose, e apprezziamo i contrasti di Giacomelli, tanto che il mercoledì successivo, in camera oscura, notiamo che è successo qualcosa. Ci siamo educati. Cerchiamo qualcosa in più. Giochiamo proviamo sperimentiamo, e il ivello delle nostre stampe è migliorato. Qualcuno si segna i tempi, un altro prova a mascherare. La resa lith di una foto ne rivela qualità significative nascoste. Abbiamo bisogno di mostre così. Anche il nostro modo di scattare si affina, attraverso quelle opere. E a volerci riflettere non dico tanto, ma un attimo, il nome della mostra "Camera con sguardo", scimmiotta "Camera con vista" romanzo di E. M. Forster che ha inizio proprio da una camera di un hotel che ha una bella vista sul fiume Arno. Una finestra sul mondo dunque. E questa mostra è una camera che non dà sul mondo in sè e per sè, non vuole raccontarci una cosa, ma è una finestra che dà sugli occhi dei fotografi. Prodotto di una visione non oggettiva (come molti pretendono che sia la fotografia), ma piuttosto passando attraverso la loro interiorità e soggettività, attraverso le loro scelte tecniche e le espressioni concettuali, ci ricorda cos'è un uomo, il suo sguardo.
Una mostra che se ne va, ma in fondo resta.



La foto è stata rubata al volo e regalatomi da un folletto. Si declina ogni responsabilità al mondo magico sotterraneo. Colonna sonora in cuffia di René Aubry gentilmente invocata dal mago Woland.

1 commento:

UIFPW08 ha detto...

Vedo che abbiamo un amico in comune, Rino.. Un saluto
Maurizio