27 marzo 2009

La musica di Amelie


Chiudo gli occhi alla prima nota. C'è un sorriso lieve che accompagna tutto il pezzo, e forse è una mia impressione, ma ci sento il sapore dolceamaro dei ricordi. E ripenso al rito di Amelie.

Far saltare i sassi sul canale saint martin, prima che cadano giù.

Far saltare tutto, sul canale saint martin.

Chissà se le suggestioni possono essere universali. La musica tra le arti è quella che più ha la capacità di lasciare intatte le sensazioni, salvarle dal 'fatto'.
Ogni cosa trova espressione, nelle parole, nei gesti, nell'immagine... eppure mi sembra che più si conoscano le cose... più le si smonti e rimonti logicamente fino a poter dire "io questa cosa la so" o "io quella persona la conosco", tanto più mi accorgo che con quella volontà di conoscenza, che altro non è che possessione, si è dimenticata l'intuizione iniziale, quella piccola rivelazione silenziosa e pre-razionale, libera.
"...E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione". (ct. da Arancia Meccanica)

Bisognerebbe conservarsi un canale saint martin su cui far saltare i sassi ogni tanto.

POTPOURRI, GIORNALE ONLINE

È una rivista mensile, concepita per fare ruotare il suo asse attorno al pianeta della fotografia e alle sue molteplici influenze, ed essenzialmente con il contributo del pubblico.

Uno strumento culturale ricreativo e di esercizio, nato per indagare divulgare ed esprimere la fotografia in modo eterogeneo, e per stimolare uno studio in diverse aree progettuali e dedicate. Ricerche d'autore, sperimentazioni linguistiche e progetti presentati dal pubblico per mezzo di gallerie e reportage, e rubriche di approfondimento prodotte dalla redazione.
La qualità del contenuto e gli aspetti tecnici ed espressivi di Potpourri sono curati da uno staff di redazione autorevole ed esperto. Un progetto culturale creativo aperto a chiunque ama la fotografia il territorio e la società, e l'inevitabile relazione di scambio e di riflessione.

17 marzo 2009

Innocenti evasioni (non quelle della canzone:)

Arriva la primavera con un soffio di sole, così ritrovo la luce giusta per i miei colori. "Che sensazione di leggera follia sta colorando l'anima mia".... ecco, qualcosa del genere.
Sto imparando tante piccole cose, e mi piace. Sono in buona compagnia e mi godo il viaggio... Per quanto distante possa essere la meta, mi sembra che ogni sogno sia intatto e che anche Python Lee Jackson che passa alla radio se ne sia alla fine reso conto.

Momentaneamente assente. Progetto sui colori in corso. No, non è questo.

E' che a volte mi sembra di essere nata vecchia e che il mio destino sia di diventare sempre più giovane... :)

Un film che consiglierei a chiunque...forse non eccelle in taglio fotografico e la colonna sonora non è di quelle memorabili...ma la storia, Dio, la storia...

Vorrei tanto avere un orologio così al polso. Lo troverei perfetto.

5 marzo 2009

0+0 = 2-(1+1)

Per i Pitagorici i principi della matematica erano anche i principi dell'intera realtà. Loro usavano dei sassolini su una tavola di sabbia, per contare e per "vedere" i numeri disposti geometricamente.
Proprio così. Prendevano un sassolino, lo buttavano sulla sabbia e dicevano "uno". Buttavano giù un altro "uno" e dicevano "due". Che carini.
E come rappresentavano con le pietruzze lo zero???(si chiederanno i più pitagorici di voi....) Essi non avevano lo zero. Ma guardando bene cosa resta sotto un sassolino tolto dalla sabbia (quell' 1 che si sottrae a se stesso), ci accorgiamo che lo zero è la forma di un passaggio che c'è stato: è la traccia rotonda che ha lasciato il sassolino, è la tavola stessa su cui iniziare a contare. Furbi i Pitagorici: non c'è bisogno di inventare uno zero, perché è la tavola stessa in cui si svolge ogni computo. Non per niente si è filosofi.
Non dovrebbero insegnare a scuola che 0+0 è un'operazione che non ha senso, perchè è una bugia sostanziale. Ce l'ha un senso.
E sebbene io non sia un matematico forse qualche principio della realtà l'ho capito. Certo ci sono infinite opzioni, infinite possibili operazioni. Ma quello che è importante sapere è che ognuna di loro, da qualche parte, in qualche modo, ha un senso.
Anche se la prof, senza volere, senza capire, ci ha insegnato a smettere di cercarlo.