7 agosto 2008

I nomi, l'amore, e la cattiveria logica

Uno degli aspetti più interessanti dell'attività umana è la denominazione.
Dare un nome non è mai un atto neutrale, è un vero e proprio scegliere tra miriadi di possibilità l'unica che potrà essere agli occhi del mondo, l'unica socialmente riconosciuta... io uso un nome per rendere conoscibile-designabile-definita una cosa ad altri. E quella cosa rimane legata al suo nome fino all'osso, è schiava anche delle banalizzazioni, che di per sè sono sì rischiose ma per lo più innocue.
E' molto più pericoloso invece quando ci si ostina a (e si pretende di) chiamare una cosa col nome di un'altra. Un esempio.
Per quanto riguarda i sentimenti... Amore è sulla bocca di tutti con una facilità indescrivibile. E' il sentimento supremo, è quello per Dio, per un figlio, per l'anima gemella. Amore. Amore qui, amore lì. Amore liolà.
Nella mia personale esperienza ho discusso spesso sull'argomento e sono arrivata alla conclusione che spesso le persone, e (in passato) me compresa, fanno confusione, s'ingannano involontariamente, hanno una visione comune che non aiuta a trovare la specialità dell'amore.
Quante volte ci si è chiesti:
Amore è egoismo o altruismo? Oggi direi entrambi, perchè si ama per una volontà dell'ego, si ama in favore dell'oggetto amato. Ne deduco che quando si ama si faccia sempre il bene proprio e contemporaneamente dell'altro. Non c'è scampo. E questo mi fa credere plausibile e leggittimo il lamento di Saffo verso Afrodite, e la risposta della dea: chi ama deve essere riamato, se no non c'è amore da nessuna delle parti.
Non è un sentimento univoco: se non c'è reciprovità si sta sbagliando a parlare di amore. Può essere dipendenza affettiva, attrazione...più semplicemente è comunque un errore di valutazione quando si vuole che una persona X corrisponda a quello che alla nostra Volontà manca per essere appagata nella sua ricerca. E' come provare a fare entrare una formina quadrata dove c'è il posto per il cerchio. Gli angoli non si smussano, e spesso la gente rassegnata si accontenta di poggiare una forma sbagliata sul vuoto della propria anima. Ci sono matrimoni, anche, basati su questa rassegnazione. Questi errori di valutazione spesso non sono capiti da chi lascia (che magari crede di agire sotto spinta di "occasioni" o "accadimenti", non rendendosi conto che invece è un problema di essere) ed errori non capiti da chi è stato lasciato, che a volte si offende, a volte accusa, a volte non si arrende all'idea. L'amore non si chiede, non si insegue, non si cerca in nessuno, semplicemente quando si incontra lo si riconosce, mentre si separa in modo assolutamente netto da tutte le esperienze vissute prima e le rispettive, a questo punto, banalizzazioni usate.
L'amore non si perde. Mai. Trovato è per sempre.
L'amore è un atto di fede in se stessi, il sapere con conconsapevolezza che per il proprio vuoto c'è un pieno. E non è un caso...non lo possiamo trovare ovunque in chiunque. E' unico, come la nostra forma. Perfezione di Volontà combacianti.
Se la gente si sbagliasse semplicemente chiamando amore un affetto profondo verso un'altra persona, non mi preoccuperei più di tanto. Non uccide nessuno e accade per il 99% delle persone.
Trovo però disarmante fare del male a chi si dice di amare, dare dolore avendo per se stessi altrettanto dolore. Nè egoismo nè altruismo dunque. Male per male.
Ma per piacere, almeno la bontà logica di non chiamarlo amore, ecco.
La bontà logica di essere onesti con i nomi, e di ammettere consapevolmente quello che si sta facendo senza nascondersi dietro a un dito.
Male x Male = Cattiveria.
...Ma dalla cattiveria non si può pretendere neanche la bontà logica, ché sarebbe un ossimoro.
Mi auguro allora almeno la cattiveria logica.
Non sono tanto illusa da sperare in un'ammissione aperta di chi fa il male (il che sarebbe impossibile, visto che la cattiveria si serve di falsità) ma credo ci sia attiva consapevolezza malefica nel carnefice dal volto di vittima.
Mi consolo pensando che almeno lo sgarro più grande l'ha avuto chi non sa cosa sia, l'amore.

2 commenti:

lorca ha detto...

Denso e interessante intervento, a cavallo tra il filosofico e l'autobiografico (I suppose . . ;) ). In gran parte condivisibile, tranne, a mio parere, la finale affermazione sulla << ... attiva consapevolezza malefica nel carnefice... >>; potrei citarti persone a me vicine che, ne sono assolutamente sicuro, fanno un male terribile pur pensando di fare bene. Pensa a certi casi di soffocante "amore materno" che sono forieri di disadattamenti e tossicomanie. Pensa a tutti i tradimenti, e perfino agli "autotradimenti", che tutti compiamo magari in nome della prudenza, della ragionevolezza o della convenienza sociale: tutte le volte che diciamo a noi stessi che é meglio non fare con la propria testa . . . Certo di bene e male e dell'amore non si smetterà mai di discutere: temo però che nessuna parola potrà mai riuscire a definire, e tanto meno a descrivere, l'inestricabile rete di interazioni, di cicli e di retroazioni che conducono al sentire "amore" , "bene", "male" . . .

TrecceNere ha detto...

grazie per il tuo intervento!
è vero c'è chi fa il male non rendendosene conto...forse è solo una mancanza di lucidità, consapevolezza delle proprie azioni. Ma non trovi che troppo spesso ormai si neghi la presenza del male? si dà una spiegazione a tutto, e le spiegazioni diventano presto giustificazioni...per cui si dice che chi fa del male per esempio lo fa perchè ha problemi psicologici, per disperazione o roba del genere. Io credo che come esista il bene e sia comunemente accettato, bisogna ammettere che esista anche il male, e la differenza tra bianco e nero non sta nel passato psicologicamente più o meno accettabile, la differenza sta in una SCELTA, a mio avviso spesso anche LUCIDA, di comportamento. Tutti crediamo di fare bene, anche Hitler nello sterminare gli ebrei credeva di fare il bene, l'utile, ma il vero bene sta nel discernimento delle conseguenze, nel rispetto degli altri e di se stessi, sta nel cercare di ottenere e di regalare benessere felicità amore. Il male per male, quello che non ha neanche l'egoismo che lo giustifichi, quello è cattiveria.
Ovviamente sono solo idee, qualche onda emotiva che si infrange in questa spiaggia, ma come dici tu, ed è una fortuna:
" nessuna parola potrà mai riuscire a definire, e tanto meno a descrivere, l'inestricabile rete di interazioni, di cicli e di retroazioni che conducono al sentire "amore" , "bene", "male"..."