24 marzo 2008

Simulacro di donna

Qualche foto del progetto in corso. Quando accolsi Octavia a casa fece impressione a molti. Ancora chi entra in camera mia fa un sobbalzo trovando un manichino accanto al letto. A me fece una grande pena, per come era stata ridotta, colorata da maschietti divertiti, smontata, graffiata. Le trovai un paio di mutande e le misi un cappello. Ogni tanto se passo vicino a lei le dò la buona notte.



il silenzio del corpo


4 commenti:

iLLuMiNaZiOnE pReMaTuRa ha detto...

belle foto, complimenti. Sono arrivato qui per caso, o meglio, cercavo qualcuno che ascoltasse Einaudi...

Ciao e scusa l'intrusione

C.

TrecceNere ha detto...

Non ti scusare, mi fa piacere, intromettiti quanto vuoi, è un blog pubblico proprio perchè mi fa piacere far accomodare qualche estraneo/a ogni tanto a casa mia :)
M.

Maxdog ha detto...

Interessante questa tua sperimentazione. Fino a prima della comparsa della farfalla, direi che verteva su una dimensione onirica... la farfalla porta il tutto su un piano compiutamente lirico. E' un linguaggio che non so parlare, e che forse non riesco neanche a leggere compiutamente... ma ciò non significa che non si possa, ad esempio, contemplare una scritta in sanscrito e restarne affascinati. Buona ricerca.

24/03/2008 - 23:13

TrecceNere ha detto...

Ecco, lirico è un aggettivo che ricorre spesso in cio' che faccio (testi soprattutto)...
Il progetto non è ancora finito, ancora non sento di aver terminato ed esaurito tutto quello che ho da dire nel mio sanscrito :) Mi piace l'idea di dare un'atmosfera onirica, per questo ho intenzione di giocare ancora di più sul simbolismo. La povera Octavia, la farò a pezzi, la farò piangere,finchè non sarà diventata umana troppo umana ;) Già in negativo sembra che i suoi occhi vedano... La farfalla rende il tutto più leggero, il dramma dello smembramento meno drammatico, un dramma e un gioco che si devono pagare per essere vivi.
Ho fatto una scelta dura: i colori erano pazzeschi, irreali, urlavano e facevano chiasso, era uno di quei sogni in cui magari parli nel sonno e ti agiti. I colori chiedevano aiuto, il bianco e nero era l'accettazione (non intesa come passività). Ho scelto il silenzio del bianco e nero, e tutto sembra più surreale, ma se vogliamo anche più controllabile, ordinato, fermo. Un deserto dove spira un po' di vento senza che nulla si sposti.