3 marzo 2008

Alla mia amica più intima

La distanza non rende le cose diverse. Ritrovarti è come tornare nella vecchia casa d'infanzia.
Tu sai che togliere il mio sguardo dall'inquadratura dell'autoritratto è qualcosa di forte, fortissimo, io che con gli occhi ho sempre detto tutto "ho fame, ho sonno, ti amo, ti odio", tutto, io che forse sono diventata un po' egoista e oggi come oggi penso solo di poter ricevere, per cui lascio la mia macchina fotografica lì a farlo, a prendersi il mondo che non avrò mai, e a dire ciò che volevo dire...illudendomi che forse basti il mio mezzo a spiegare. Perchè i miei occhi non bastano più, loro sono troppo finiti, nel mio mondo, ristretto, per quei pochi eletti che il caso mi ha messo in contro, è una lotteria se ci pensi, poco giusta. Forse la mia fotografia conoscerà sguardi come i miei, e forse piacerà, ironia della sorte, anche a quelli che sono come certe nostre ex-compagne, "occhi di galline", dico io, occhi oltre cui non vedi nulla.
Quello che noi abbiamo, amica mia, non è solo l'argento vivo addosso. Noi non siamo brillanti in base al successo che otteniamo, ma perchè bene o male siamo così e basta.
Una bottiglia di vino e il mare, un professore da inseguire anche contro senso, un tizio che misura dove finisce l'onda, una penna e un foglio su cui scrivere la nostra nostalgia del presente. "Non sei fottuto finchè hai una storia da raccontare". Quelle storie che viviamo e che scriviamo man mano nella nostra memoria, finiamo per stravolgerle e reinventarle, per farle speciali come le abbiamo vissute. E' come quel film, Big Fish. Al nostro funerale ci saranno tutti i nostri personaggi. E chissenefrega se le nostre storie sono sgrammaticate, tant'è....si scrivono così, come anno senza l'h davanti. Quello che mi mette pace nel mondo è che non sono sola nella mia pazzia, mi mette pace pensare che, in fondo, non è neanche colpa mia. Abbiamo avuti per maestri Prevert, Baudelaire e qualche altro francaices... loro che ci hanno salvate sono stati la nostra rovina più dolce... non è che noi potessimo fare di più, dare di più, essere di più... nella privazione ci siamo formate ed è quella che ci ha dato il tempo di maturare, di diventare grandi.. non quello che ci è stato concesso, ma quello che ci è stato negato. La cosa più difficile che si possa imparare, ora lo so, è accettare. L'accettazione è amore nella sconfitta, è l'amore più forte che puoi dimostrare. Non so se ha un senso tutto questo: questo lo scrivo perchè qualcuno non mi capirà, allora mi sentirò in dovere di giustificare, spiegare, slittare il discorso, non oggi ma domani sì. Perdonate, è solo un Cabernet del 2005.
(inchino)
(Esce di scena. Le cade il capello. Rumore di sonagli.)
risate da sit com.
ah ah ah
M.

7 commenti:

Maxdog ha detto...

Ero indeciso se commentare o meno questo post, che peraltro ha una dedica netta, fin dal titolo.
Ho aspettato che la persona cui è dedicata scrivesse qualcosa, ma questo pare un evento destinato a non accadere a breve.

Superata questa forma di incomprensibile cautela, eccomi qui. Questo post è così globalmente bello, ci sarebbero così tante cose da dire che non basterebbe scrivere il quintuplo di quanto hai scritto nel post per dirle tutte.

Mi limito (o almeno ci provo) ad una constatazione: sei egoista e pensi di potere solo ricevere, ma definisci "pochi eletti" quei pochi che è il caso ha posto di fronte ai tuoi occhi.

C'è tutta la Mari che conosco (poca, lo ammetto) in questa contraddizione... quasi un ossimoro, passando dalle tracce della tua visione sbilenca e condizionata da ciò che come scrivi ti è stato negato, attraversando Big Fish per trovarsi a contemplare l'Oceano Mare su cui una nave porta in sé un pianista che non è mai sceso a terra.

Non so se l'accettazione sia amore, mi ostino a pensare che seppur la resa sia una tentatrice portentosa, il vero amore stia sempre nel colpo di reni, nell'andare oltre l'accettazione. Ma è solo una sensazione che ho per adesso.

Una cosa che so è che "Cabernet" in antico sanscrito significa "Nettare che porta alla conoscenza serena".

E per una volta non è necessario che ciò che so sia vero o meno per avere un bel suono.

Massi, 4 marzo 2008, 22:12

Mari ha detto...

Sono queste le sorprese che mi piacciono, scoprire che persino il nome di cio' che bevi ha un senso "col tutto" eheh E' stata la prima volta che ho bevuto Cabernet. "Nettare che porta alla conoscenza serena" ...rischia di diventare il mio vino preferito :)
Anche il tuo commento meriterebbe una degna risposta; certo è bello scoprire quanto ti puo' conoscere uno sconosciuto. Ti aspetto al mio funerale, tra tutti gli altri personaggi :)
Mi piacciono molto le contraddizioni, sono un valore oggi giorno poco riconosciuto. La coerenza rischia spesso di essere ottusità, le contraddizioni invece sono "umane" e fanno parte della crescita. Non solo adoro gli ossimori, ma amo anche una figura retorica di cui adesso non voglio parlare...forse l'avrai presente, è quella in cui fai finta di non voler dire qualcosa (lasciando suspence) e poi finisci per dirla comunque. Ma ripeto non voglio parlare ora della "preterizione" :)
P.S:La mia amica sbilenca è da mesi che cerca di lasciarmi dei commenti e non ci riesce!

Maxdog ha detto...

Sarei lieto di venire al tuo funerale, ma mi sa che ti toccherà prima venire tu al mio, sempre se non riesco ad attuare il mio piano... ovvero esplodere in volo, da solo e senza veivoli, lontano da occhi indiscreti.

Nel caso in cui dovessi sopravviverti contro pronostico, sarebbe però bizzarro... non vivere la tua vita e presenziare alla tua morte.

Non so, forse quel giorno sarò impegnato.

Eventualmente, vengo al tuo prossimo funerale ;)

P.s.: il tuo ritardo verso il Cabernet è quasi imperdonabile... ma conto sul fatto che saprai recuperare il tempo perduto :D

GIOGGI ha detto...

Meno internet più Cabernet

Anonimo ha detto...

Torno sola da una serata intima e speciale e lascio dietro di me vuoti e pieni che mi lasciano il tempo per cercare i colori più adatti a chiudere gli occhi e sognare. Le tue parole sono i miei sorrisi, amica mia... ma in una cosa ti sbagli: la nostalgia è ciò che non ritorna...ma noi invece siamo qui, siamo sempre state qui. Questo mi da forza. E come se il resto del tempo potessi camminare per strada incurante di tutti, per via del mio piccolo segreto che custodisco. Io ho la chiave del tempo, io lo so fermare. Tu sei la mia chiave. Quando la malinconia si confonde in sollievo è lì che finisce la paura delle cose. Grazie a Dio, sempre che esista, ci siamo incontrate, perchè non avrei voluto altre immagini da conservare e perchè, quelle che ho dimenticato tristemente, tra caffè e sigaretta e angoscia, ci sei tu, unica amica mia, a darmene memoria.
frammenti d'attesa...

Anonimo ha detto...

Incredibile ci sono riuscita!!!domani ti aspetto, non mancare...

Tra cenere e terra ha detto...

L'accettazione è amore nella sconfitta, è l'amore più forte che puoi dimostrare.


Mi sono innamorato di questa frase. Che strana sensazione avverto. Leggo, pagina dopo pagina, e mi sembra di sentirti crescere...Percorrerti a ritroso. E' un bel viaggio. E perdonami se assaporo un po' della tua quotidianità.