15 febbraio 2008

Sogni

Sognavo di fotografare quando ancora non avevo la reflex. Sognavo anche il rumore dello specchio che si alza, tanta era la voglia di averne una.
Ho sognato di fotografare anche questa notte. Credo che sia più grave del previsto. :)
Non è male però, fotografare i sogni dentro un sogno.
Penso al rullino invisibile con la reflex...alle foto scattate senza aver "agganciato" bene la pellicola... scatti perduti, mai nati ma comunque fatti. Nella mia testa è rimasta la giostra di sedioline che girano, surreali, proprio davanti al mare, le sagome tribali sui falò in spiaggia di un ferragosto fuori dal comune, la pazienza di Davide nel seguirni aiutarmi consigliarmi. Quelle foto le ho scattate comunque, è solo un peccato non poterle mostrare.... e penso questo non perchè dovevano essere chissà quali bellezze di immagini, ma perchè molti credono che l'arte abbia sempre un fine e un destinatario, un senso che si esplica in chi lo riceve, il prodotto dell'arte.
Solo che io sogno di scattare, e nel sogno a volte sbaglio anche, a volte no. Mi alleno.
Stanotte a un tratto mi ritrovo in un autobus con 3 persone assurde, compreso l'autista, persone mascherate esagerate colorate, e mi ritrovo a pensare "peccato che non ho la macchina fotografica" con me, ma inizio a memorizzare le cose come in fotogrammi. Con fame.
Non so se ha un senso, ma è come se la fotografia per me sia diventata un mezzo per imparare, più che per comunicare. Il mio sguardo è il mio rullino invisibile, che non puo' più fare a meno di impressionarsi.
Anche nei sogni.
Ma tanto è il desiderio di raccontare e autorappresentarsi, che a conclusione della mia sempre travagliata attività onirica ho pensato: "non devo più uscire senza la macchina appresso!" :)

4 commenti:

Maxdog ha detto...

A me a volte è capitato di rivire il ricordo di cose accadute davvero, ma rivedendo le scene non attraverso i miei occhi (con quella che cinematograficamente si chiama "soggettiva") ma con me stesso partecipe della scena, come se si trattasse di un filmato.

Credo che sia perché siamo figli di una cultura dell'immagine che ci ha sovralimentato di tv e film.

Se ci pensi, capita spesso durante un film di vedere dei fotogrammi che, in fermo immagine, sarebbero delle fotografie meravigliose.

Nella canzone dei Pink Floyd "Comfortably Numb" c'è una parte del secondo ritornello che dice:

"When I was a child
I caught a fleeting glimpse
Out of the corner of my eye
I turned to look but it was gone
I cannot put my finger on it
Now... the child is grown
The dream is gone".

"Quando ero bambino
Ho visto (percepito) un movimento sfuggente
Nell'angolo di un occhio
Mi sono girato per guardare, ma se n'era andato
Non ho potuto metterci le dita sopra
Adesso il bambino è cresciuto
Il sogno è svanito"

Magari il sognare di scattare non è così grave come temi, non è la "malattia" di cui parli :)

Forse la fotografia è il tuo mezzo per imparare perché hai necessità di poterti soffermare sullo scorrere della vita, di poter fermare dei momenti, di analizzarli se ti va o semplicemente di lasciare che, contemplati, ti si scolpiscano dentro.

Forse la fotografia è il modo di girarsi di scatto e immortalare quei movimenti sfuggenti agli angoli degli occhi, per riuscire a crescere senza che i sogni svaniscano :)

Click. ;)

Anathea ha detto...

Un bellissimo blog, intenso e personale. Sono felice di averlo trovato.

Buona serata e buoni prossimi sogni!
A.

Mari ha detto...

Sono d'accordo con te Max quando dici "siamo figli di una cultura dell'immagine che ci ha sovralimentato di tv e film", anche se qualche volta i sogni sono più sorpredenti delle riprese cinematografiche! improvvisi cambi di personaggio, di colori... :) bella la tua ultima frase.

Un ringraziamento ad Anathea per le belle parole...passa pure di qui quando vuoi, sei la benvenuta :)

M.

Maxdog ha detto...

Confermo che i sogni sono spesso più sorprendenti dei film, chiedere a Donatella per conferma :D

;)

p.s.: Studia!