24 gennaio 2008

Vita


A volte non riesco a dormire. Proprio non ci riesco. Sono le notti in cui non riesco a darmi una spiegazione, le notti in cui una citazione tratta da Matrix potrebbe essere utile a spiegare...
"Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello."
E' proprio la sensazione che ho avuto ieri sera. Un vuoto immenso. Di conoscenza innanzitutto...l'incapacità di dare una definizione è quello che ci frega. Ciò che non riusciamo a definire, ciò a cui non sappiamo dare un nome... Le risposte più importanti, a badarci bene, non hanno un nome.
Mi sono sempre chiesta come si faccia a spiegare i colori a un cieco. Non bastano le sensazioni, i paragoni con gli odori...serve la vista. Puo' sembrare banale, ma se ci si pensa davvero c'è da impazzire. Perchè i colori ci sono, sono lì "a priori", ma se non hai la vista non apparteranno mai al tuo universo conoscitivo, se qualcuno non te lo viene a raccontare tu neanche lo sai che esistono, e se qualcuno te lo viene a raccontare se vuoi puoi crederci per fede, se no.. no. Perchè io vedo certe cose e altre no? Perchè sento dei suoni e altre frequenze no? E' davvero reale l'imperfezione che sto conoscendo? E' attraverso questa selezione (di ciò che i miei 5 sensi percepiscono) che posso dare una definizione di vita? Mi viene da pensare che qualunque cosa sia, prescinda da tutto questo, che quello di cui noi stiamo facendo esperienza non sia altro che la sua apparenza, forse una traccia.
Per tornare alle citazioni di Matrix, sono quasi sicura che prima o poi qualcuno mi farà un discorso simile:
"So perché sei qui, Mari. So cosa stai facendo. So perché non dormi. So perché vivi da sola e perché, una notte dietro l'altra, lavori al tuo computer. Tu stai cercando Lui. Lo so perché a suo tempo ho cercato la stessa cosa. E quando Lui ha trovato me mi ha detto che non cercavo qualcosa di preciso, ma che cercavo una risposta. È la domanda il nostro chiodo fisso, Mari. È la domanda che ti ha spinto fin qui. E tu la conosci, come la conoscevo io."
Knock knock, Mari... :)

2 commenti:

Maxdog ha detto...

Mercoledi' mattina, prima di andare a lavorare, stavo scrivendo qualcosa di molto simile... coincidenza interessante...

Molto bello quello che hai scritto... credo il punto sia, fondamentalmente, che ci sono dei momenti (periodi a volte) in cui la coscienza diventa persistente... cioè io so di poter fare potenzialmente tutto... sia in positivo che in negativo, ma questa energia potenziale non transita sempre nel campo del "cosciente"... altrimenti, come hai scritto tu, si rischierebbe di impazzire.

So che potrei amare tutto il mondo, oppure potrei provare a distruggerlo... ma non mi interessa ne' l'una ne' l'altra cosa... e di regola non ci pensi... ma a volte le potenzialita' diventano cosi' palesi da restare persistenti, e dal momento che vanno calate nella realta', entra in gioco la percezione che hai della realta' stessa.

Ora, immagina un miope senza occhiali e uno che vede normalmente che camminano. All'orizzonte si profila un orso con fare aggressivo: colui che vede normalmente, si spaventa... il miope no, dal momento che non ha gli occhiali con se' e non vede l'orso.

Cosi' immagino funzioni con la sensibilita'... vedi un mondo con piu' di tre dimensioni... lo percepisci con piu' di 5 sensi e quando te ne accorgi ti fai delle domande...

Posso solo augurarti di trovare le risposte che cerchi... e che ti piacciano :)

In tutto questo non ho visto Matrix, mi sa che devo recuperare.

p.s. scusa per il commento un po' prolisso :D

Davo ha detto...

So perché sei qui, Mari. So cosa stai facendo. So perché non dormi. So perché vivi da sola e perché, una notte dietro l'altra, lavori al tuo computer. Tu stai cercando Lui. Lo so perché a suo tempo ho cercato la stessa cosa. E quando Lui ha trovato me mi ha detto che non cercavo qualcosa di preciso, ma che cercavo una risposta. È la domanda il nostro chiodo fisso, Mari. È la domanda che ti ha spinto fin qui. E tu la conosci, come la conoscevo io