30 agosto 2006

A che servono i gioielli?


Foto: Tunnel spazio-tempo
Non so che effetto fa a voi, ma guardando al centro sembra un po' di muoversi all'interno del tunnel...o forse la cena di stasera non era un granché. Comunque, la foto è stata scattata con davanti all'obiettivo 2 miei anelli sovrapposti, uno opaco arancione e l'altro semi-trasparente (affumicato). Una volta inquadrate le nuvole ho fatto click col flash.
Un'altra foto:
007

e ora l'ultima foto realizzata con dei bracciali:

Questi sono gli ultimi esperimenti...

M.

29 agosto 2006

Titoli di coda



Considerazione sui sentimenti, di quelli che ti mettono in discussione, che ti fanno piangere davanti allo schermo, che ti fanno mancare le parole.
A mio parere quando non sappiamo come esprimere i nostri sentimenti, quando vorremmo scrivere una poesia ma tutto ci è confuso come una grande massa gassosa senza forma, allora è solo perchè ancora non l'abbiamo digerita, quell'emozione. Non l'abbiamo accettata del tutto. Sappiamo che è lì, che ci ha colpiti (nel bene e nel male, non importa) ma fino a quando non sappiamo parlarne, rimane qualcosa di esterno, ancora non nostra, che ci riguarda magari...ma non nostra, non la possiamo usare, non possiamo comunicarla...alla fine è un po' come se non l'avessimo mai avuta. Accade così che di un grande amore se ne possa parlare solo in tarda età, quando tutto è passato, il tempo in mezzo accettato. Questa mia considerazione, magari in futuro soggetta ad ulteriori stravolgimenti, è nato da un barlume di illuminazione. E come spesso accade, da un fatto per molti banale.
La mia amica si lamentava sempre, andava al cinema col suo ragazzo e poi finivano sempre per ultimi dalla sala. Con le luci già accese e la gente che si alzava lui, ogni volta, doveva vedersi i titoli di coda. Magari anche in silenzio. Dopo che le sento raccontare la stessa storia più volte, mi capita di vedere un film, di quelli che toccano l'anima, che ti rendono lucidi gli occhi. Alla fine, alzarmi dalla sedia è quasi un affronto a se stessi. Mi viene pesante. Mi serve tempo, magari poco, ma tempo. Per accettare il film, la sua lezione, i sentimenti. Non si puo' cambiar canale mentre gli occhi ti luccicano per "oh capitano, mio capitano". Mi viene rancore, se mia madre lo fa. Mi sento strappata.
Così capisco il ragazzo della mia amica, che magari avrà un po' di intellettualismo in più rispetto a me, ma forse quel vedere il cast è in parte una scusa. E quelli che si alzano ancora sbigottiti, hanno troppo fretta di fare qualcos'altro, per dimenticare la lezione, prendono il cappotto e via.
Mi è capitato anche di non riuscire a scrivere quel che sentivo, o magari ci riuscivo e male. Una poesia non è solo ispirazione. E' l'ispirazione già gustata, lasciata in bocca, scomposta in codice, messa in versi, comunicata agli altri. Serve l'impeto e serve il freno. Si puo' scrivere di emozioni vecchissime con lo stesso impeto d'allora, ma con la consapevolezza di cio' che si scrive.
Si possono guardare i titoli di coda del proprio film, e poi uscire dalla sala a parlarne con calma, senza nessuna fretta, senza voler per forza coprire qualcosa con qualcos'altro. Parli del film, di cio' che ti ha lasciato, le parole le trovi. Ti serve solo il giusto tempo per accettare cio' che vedi.
M.

26 agosto 2006

FOTO DI MARE

"BACIO". Non me ne vogliano questi 2 sconosciuti se ho fatto un po' la momma, ma erano troppo belli e col controluce, essendo di spalle, anche la privacy è salva.

Questa foto l'ho chiamata "RAREFATTA".



Lo zoom è quello che è, non mi stancherò mai di dirlo...ma il momento è topico :) "OMBRELSOLE"




25 agosto 2006

Candela


Fiamma
che vibra nella notte,
seduce il freddo,
arrossa gli occhi,
si apre
si chiude
un cuore che palpita
che conosce la sua fine
che finalmente
chiude gli occhi.
Candela stanca
clina su un fianco
candela che piange
senza nascondiglio.
Dei passi vicini
cigolìo e porta
che sbatte,
violenta,
sentita.
Un soffio di vento
lo sai anche tu cos'è
è il tempo.
E' il tempo.
Notte mia
notte fredda
tutto ciò che lascio
è odor di cera
e il fil di fumo,
che segna il viaggio.
M.
La foto centrale con 3 candele è stata
gentilmente concessa da Massi.

21 agosto 2006

Auto-ironia


Dopo una notte quasi del tutto insonne, eccomi a riprendere il discorso di ieri, per riderci su :)
Qualche settimana fa, mentre il mio uomo guidava, una colomba stava per finire sotto la macchina. Scampato il pericolo ha iniziato a volare per dritto accanto al mio finestrino, seguendo la macchina per un bel po'. Con gran stupore, ho avuto il tempo di uscire la macchina fotografica, accenderla e scattare. Oltre all'edicola che si vede, la colomba porta un messaggio, tutt'altro che di pace!
... ma...

Segnali

Forse l'idea è un po' romantica, nel senso che attiene al Romanticismo. Forse ci sono uomini di scienza e uomini di fede, e io appartengo a quest'ultimi. Forse davvero il PENSIERO è una cosa talmente forte da poter cambiare lo stato delle cose, e forse la fisica un giorno ce lo spiegherà. Ci spiegherà perchè esiste l'effetto placebo, perchè la preghiera (com'è stato dimostrato scientificamente) porta benifici alla persona che vi crede. E forse Gesù quando tornerà sulla Terra ci dirà che lui l'aveva detto, che gli apostoli l'avevano scritto: che tutto cio' che chiederemo in nome suo ci sarà concesso. Il fatto che io creda a queste cose non mi impedisce comunque di apprezzare chi mantiene il beneficio del dubbio, della casualità, della razionalità. Da parte mia, sembra che non ne possa fare a meno. Sin da piccola ho colto i segni, li ho interpretati, come se la mia fosse un'arte divinatoria. Lo facevo in silenzio, e con lo stupore poi d'aver avuto ragione. La mia certezza, prima che le cose accadino, è strana. Non è cercata. Mi arriva un attimo di concentrazione, come una nocciolina di pensiero nuovo in un guscio molto grande e buio.
"Quanto dobbiamo fare per arrivare alla casella?"
"5"
E succede che me lo sento. Arriva il silenzio dentro. Prendo dignità e secondi nel tenerli in pugno. Tiro i dadi. Cinque.
Sento i loro occhi addosso, non guardo neanche i miei compagni di squadra, perché mi seccherebbe sentir dire (o sentirmi in dovere di dire) "che culo".
Queste cose accadono, se puoi accorgetene.
Mi viene in mente un brano di Novecento, il libro di A. Baricco.
"Quello che per primo vede l'America. Su ogni nave ce n'è uno. E non bisogna pensare che siano, cose che succedono per caso, no... e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c'aveva già quell'istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l'America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando) , AMERICA, c'era già, in quegli occhi, di bambino, tutta, l'America. Lì, ad aspettare.

Questo me l'ha insegnato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull'Oceano. Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto. Così, diceva: quello che vedranno
."


Prima pensavo: che bella frase. Ma non avevo avuto ancora la prova. Farà ridere ma la prova poi è arrivata.
Semifinale dei mondiali. Italia-Germania. Partita difficile coi padroni di casa. C'è l'Inno di Mameli, scorrono gli occhi dei nostri azzurri, occhi decisi, di vittoria. Lo dico sicura, che se avessi avuto le palle me le sarei giocate: "vinciamo". E capisco cosa vuol dire Baricco.
Poi c'è la finale. Non vedo la vittoria negli occhi degli azzurri. Non come per la Germania, nessun segno.
Poi capì il perchè. Erano gli occhi prima dei rigori, che dovevo vedere. Si sono proposti tutti, nessuno aveva paura di tirare il calcio di rigore.
Erano gli occhi prima dei rigori, quelli che avrebbero visto alzata la coppa del mondo.
Il discorso potrebbe essere lungo e già lo è diventato. Ma mi serve per raccontare cio' che mi è successo stasera. Niente di che per coloro che hanno letto fin qui prendendomi per pazza. Niente per gli uomini di scienza.
Capita che scendo a comprare le sigarette. Che dovevo andare in chiesa, stasera, se ne avessi trovata una aperta. Scendo al tabacchino dove c'è quel vecchio arabo che mi sorride sempre, e mi ricorda "Monsieur Ibrahim ei fiori del Corano". Accanto un uomo chiede 2 gratta e vinci da 5 euro. Chi gioca 5 euro per un gratta e vinci lo fa perché più costa più possibilità di vincere ci sono. In un attimo quella sensazione. Nel vuoto dentro so che devo prenderne uno da un euro (forse per contrasto con l'altro tizio), mi si forma spontanea dentro la mia voce: " lo potrei imbucare nella cassetta delle offerte così com'è, no dai, metà alla chiesa se vinco".
"Camel light, e un gratta e vinci da 1 euro".
L'arabo mi chiede quale dei tanti appesi. Ma lui per me ormai è Monsiuer Hibraim, uscito dal film per dirmi qualcosa. Gli dico balbettando "faccia lei".
Me lo da, e mi sorride a lungo. Torno in macchina a grattare. Non conosco neanche il gioco. Davide mi dice "niente". Io rimango impassibile. Poi riconta e mi dice:
"hai vinto 50 euro". E sono ancora impassibile, con mezzo sorriso in più. Lui mi guarda di mezz'occhio.
Gli spiego la cosa.
Molti se ne sarebbero fregati di quel pensiero di mezzo secondo, quella promessa. Io non posso. Quei soldi non sono miei, e forse non li avrei mai avuti. Forse sarebbero tornati indietro, come successe una volta a mio padre (ma questa è un'altra storia lunga), e io non voglio fare come lui.
La cosa più assurda, è che non sono realmente felice di quello che mi è accaduto. Da un lato ho la possibilità di fare quello che ho sempre voluto, beneficienza con qualcosa in più di un euro risicato. Dall'altro, mi sento una radio, che capta onde immensamente lontane. Una piccola radio.
M.

19 agosto 2006

Chocolate

Voglia d'autunno. Di dita su tasti bianchi e neri, di lana e cioccolata. Di odor di pioggia e terra. Di coperte sul pavimento e cuscini colorati. Di diari di scuola e fotografie. Di matite e colori, e fogli bianchi di varie grandezze. Di gomme e acquarelli. Di candele e gatto fra i piedi. Voglia di chitarra fra le braccia di chi amo. Voglia di correre in bicicletta a occhi chiusi, di scuotere la testa e urlare al cielo. Voglia di leggere un libro e scoprire di esservi dentro. Voglia di danzare un ballo dell'ottocento, di fare il bagno di notte, di nascondersi dentro una barca di pescatori, di portare in salvo un cucciolo abbandonato. Di chiamare l'amico che hai perso, di scrivere agli "insegnanti" che hai avuto. Voglia di fari fioretti e promesse. Voglia di accendere una sigaretta sotto una pensillina, mentre fuori piove. Voglia di guantini tagliati mentre dipingo, di un caffè all'alba... Voglia di rompere la porcellana che c'è in casa, di ascoltare le radio straniere, di far volare un aquilone...
Ieri notte c'era aria di mare. Mi taglierò i capelli.
M.

18 agosto 2006

FOTO: due pali


Ecco altre due foto della gara. Rendono meglio a dimensione originale (vi si puo' comunque cliccare sopra). La prima si intitola "dipinto di blu", l'altra "canyon".


Genialità...

Premetto che possiedo un'idea tutta mia di genialità. Non si tratta di ottimi voti a scuola, nè di buon senso. Credo piuttosto che si nasconda dietro due occhi vispi, una frase inaspettata, brillante.
Genialità è giocare con le parole, e rivelare dietro a esse come si è giocato con la vita. Genialità è trovare sottili legami: congiunzioni tra cose, persone, situazioni che altri non troverebbero. Genialità è la parola che mi viene in mente, pensando a una poesia di Prévert, una delle più brevi.


“E Dio, dopo aver sorpreso Adamo ed Eva, gli disse:
- Continuate, prego. Fate come se non ci fossi."

Immaginiamo di alzare gli occhi a quella frase. Se noi fossimo Adamo o Eva, che risposta daremmo a Dio? Forse la risposta ci direbbe molto a riguardo del nostro modo di veder la religione. Forse i più non risponderebbero affatto. Se rispondiamo a Dio di rimanere, è la nostra volonta che chiede a Dio di esserci, sebbene lui dica chiaramente di fare come se non ci fosse. Insomma, quello di Prévert non è soltanto un paradosso, è una domanda al lettore. E credo sia geniale.

M.

17 agosto 2006

FOTO: "Sempre davanti agli occhi"



Voglio iniziare con quella che da un po' sta diventando la mia pratica quotidiana (passione lo è già da tempo) ovvero scattare foto. Sebbene la mia sia una piccola, digitale, macchina fotografica che se fai uno zoom vedi solo tanti puntoni, mi sono cimentata nel mio primo piccolo concorso fotografico privato. Col mio sfidante abbiamo deciso di fotografare i PALI. Si lo so, i pali...
La sfidà stava tutta lì, una settimana per cercare. Cercare pali, cercare angolazioni, luci giuste, cercare infine di rendere ARTISTICO un pezzo di ferro. Non so se ci siamo riusciti, ma da entrambe le parti un po' di belle foto sono uscite. Anche se ancora aspettiamo un giudice per la gara. Lo sconsiglio a tutti...è difficile uscire dal tunnel, tuttora continuo a girare per strada e a fissarmi sui pali. Per il resto per gli amanti della fotografia, puo' essere un ottimo esercizio per mettersi alla prova!
La foto col cavallo, credo meriti almeno il premio simpatia. Ed è stata scattata dal finestrino dell'automobile in movimento.
I miei ringraziamenti per quella settimana vanno a Davide, che mi ha supportato e sopportato.

M.

Buongiorno

Buongiorno a tutti, prima di tutto a me stessa...l'unica sicura lettrice di questo blog :P
Premetto che i discorsi non mi sono mai piaciuti, perchè qualsiasi cosa dirai hai sempre l'impressione che sarà qualcosa di banale o goffa o trita e ritrita... Allora se puo' servire a qualche cosa, adotterò la tecnica di maieutica marzulliana: "Mari, si faccia una domanda e si dia una risposta."
"Hem, dove devo guardare??"
"La telecamera è proprio lì, di fronte a lei."
.....
"Vede? C' è sempre chi risponde al proprio posto."