22 novembre 2006

Poesie di Marina Cvetaeva

Una sera di spettacoli teatrali, dietro a una porta sormontata dalla scritta "La Sibilla", stava un'attrice. Io e Davide entriamo assieme (anche se di solito era per una persona a volta). La donna fa sedere, spiega che "La Sibilla" è solo una provocazione...quello che farà è leggerci una poesia, in un modo che non avevamo mai sentito prima. Ma prima di tutto , così per gioco, chiede dei numeri a noi cari, fa un conto strano e il risultato le servirà per prendere dal suo libro, la poesia per noi, che così, ad occhi chiusi e con le palline antistress cinesi tra le dita...aspettiamo. L'attrice diventa titubante, "non mi era mai successo, che strano"... La nostra poesia è diversa dalle altre, non è uscito Pascoli insomma. Prova a cambiare il conto, ma esce di nuovo quella poesia. Alla fine ci chiede di fare una domanda nella nostra testa, la poesia servirà da risposta. Forse lei inizia a credere di essere davvero per un attimo la Sibilla, forse si preoccupa. Ma alla fine legge.
Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

E continua con:


Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida spiaggia.
Tu sei il mio Dio e Signore, e io
Sono terra nera e carta bianca.

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.
Marina Ivanovna Cvetaeva

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Che bella questa poesia, Mari... la ricordavo bella, ma non così tanto... sarà che nel blog acquista un altro spessore.
Rimango convinto che il nome impronunciabile, di cinque lettere (e penso che la traduzione "cinque" sia funzionale al nome italiano della "cosa" in questione)... il nome in questione sia Morte.
E a proposito di sibille e vaticini... la Morte quasi mai è riferita al suo significato più proprio, quanto piuttosto al cambiamento, ai processi di trasformazione, come il bruco che "muore" in farfalla.
Comunque sia, bel post, bella poesia. Ah, fosse uscito Pascoli, ci sarebbero stati gli estremi per la querela, credo :)

Mari ha detto...

hehe, quella poesia è bella e inquietante. Ma lo spessore è merito solo di Marina Cvetaeva, morta suicida. Oh Dio, spero di no...

Anonimo ha detto...

ha qualcuno è mai venuto in mente che il nome deve essere di cinque lettere, ma in russo? e chi sa come si scrive morte in russo?
Antrixio

Anonimo ha detto...

In russo si dice Смерть.

Anonimo ha detto...

la poesia è dedicata al poeta Blok, il suo nome all'epoca si scriveva Блокъ, cioè aveva 5 lettere
è difficile capire questa poesia tradotta, non in russo...

TrecceNere ha detto...

Grazie, davvero ! hai risolto uno dei miei enigmi rimasti in sospeso.