29 agosto 2006

Titoli di coda



Considerazione sui sentimenti, di quelli che ti mettono in discussione, che ti fanno piangere davanti allo schermo, che ti fanno mancare le parole.
A mio parere quando non sappiamo come esprimere i nostri sentimenti, quando vorremmo scrivere una poesia ma tutto ci è confuso come una grande massa gassosa senza forma, allora è solo perchè ancora non l'abbiamo digerita, quell'emozione. Non l'abbiamo accettata del tutto. Sappiamo che è lì, che ci ha colpiti (nel bene e nel male, non importa) ma fino a quando non sappiamo parlarne, rimane qualcosa di esterno, ancora non nostra, che ci riguarda magari...ma non nostra, non la possiamo usare, non possiamo comunicarla...alla fine è un po' come se non l'avessimo mai avuta. Accade così che di un grande amore se ne possa parlare solo in tarda età, quando tutto è passato, il tempo in mezzo accettato. Questa mia considerazione, magari in futuro soggetta ad ulteriori stravolgimenti, è nato da un barlume di illuminazione. E come spesso accade, da un fatto per molti banale.
La mia amica si lamentava sempre, andava al cinema col suo ragazzo e poi finivano sempre per ultimi dalla sala. Con le luci già accese e la gente che si alzava lui, ogni volta, doveva vedersi i titoli di coda. Magari anche in silenzio. Dopo che le sento raccontare la stessa storia più volte, mi capita di vedere un film, di quelli che toccano l'anima, che ti rendono lucidi gli occhi. Alla fine, alzarmi dalla sedia è quasi un affronto a se stessi. Mi viene pesante. Mi serve tempo, magari poco, ma tempo. Per accettare il film, la sua lezione, i sentimenti. Non si puo' cambiar canale mentre gli occhi ti luccicano per "oh capitano, mio capitano". Mi viene rancore, se mia madre lo fa. Mi sento strappata.
Così capisco il ragazzo della mia amica, che magari avrà un po' di intellettualismo in più rispetto a me, ma forse quel vedere il cast è in parte una scusa. E quelli che si alzano ancora sbigottiti, hanno troppo fretta di fare qualcos'altro, per dimenticare la lezione, prendono il cappotto e via.
Mi è capitato anche di non riuscire a scrivere quel che sentivo, o magari ci riuscivo e male. Una poesia non è solo ispirazione. E' l'ispirazione già gustata, lasciata in bocca, scomposta in codice, messa in versi, comunicata agli altri. Serve l'impeto e serve il freno. Si puo' scrivere di emozioni vecchissime con lo stesso impeto d'allora, ma con la consapevolezza di cio' che si scrive.
Si possono guardare i titoli di coda del proprio film, e poi uscire dalla sala a parlarne con calma, senza nessuna fretta, senza voler per forza coprire qualcosa con qualcos'altro. Parli del film, di cio' che ti ha lasciato, le parole le trovi. Ti serve solo il giusto tempo per accettare cio' che vedi.
M.

Nessun commento: