21 agosto 2006

Segnali

Forse l'idea è un po' romantica, nel senso che attiene al Romanticismo. Forse ci sono uomini di scienza e uomini di fede, e io appartengo a quest'ultimi. Forse davvero il PENSIERO è una cosa talmente forte da poter cambiare lo stato delle cose, e forse la fisica un giorno ce lo spiegherà. Ci spiegherà perchè esiste l'effetto placebo, perchè la preghiera (com'è stato dimostrato scientificamente) porta benifici alla persona che vi crede. E forse Gesù quando tornerà sulla Terra ci dirà che lui l'aveva detto, che gli apostoli l'avevano scritto: che tutto cio' che chiederemo in nome suo ci sarà concesso. Il fatto che io creda a queste cose non mi impedisce comunque di apprezzare chi mantiene il beneficio del dubbio, della casualità, della razionalità. Da parte mia, sembra che non ne possa fare a meno. Sin da piccola ho colto i segni, li ho interpretati, come se la mia fosse un'arte divinatoria. Lo facevo in silenzio, e con lo stupore poi d'aver avuto ragione. La mia certezza, prima che le cose accadino, è strana. Non è cercata. Mi arriva un attimo di concentrazione, come una nocciolina di pensiero nuovo in un guscio molto grande e buio.
"Quanto dobbiamo fare per arrivare alla casella?"
"5"
E succede che me lo sento. Arriva il silenzio dentro. Prendo dignità e secondi nel tenerli in pugno. Tiro i dadi. Cinque.
Sento i loro occhi addosso, non guardo neanche i miei compagni di squadra, perché mi seccherebbe sentir dire (o sentirmi in dovere di dire) "che culo".
Queste cose accadono, se puoi accorgetene.
Mi viene in mente un brano di Novecento, il libro di A. Baricco.
"Quello che per primo vede l'America. Su ogni nave ce n'è uno. E non bisogna pensare che siano, cose che succedono per caso, no... e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c'aveva già quell'istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l'America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando) , AMERICA, c'era già, in quegli occhi, di bambino, tutta, l'America. Lì, ad aspettare.

Questo me l'ha insegnato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull'Oceano. Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto. Così, diceva: quello che vedranno
."


Prima pensavo: che bella frase. Ma non avevo avuto ancora la prova. Farà ridere ma la prova poi è arrivata.
Semifinale dei mondiali. Italia-Germania. Partita difficile coi padroni di casa. C'è l'Inno di Mameli, scorrono gli occhi dei nostri azzurri, occhi decisi, di vittoria. Lo dico sicura, che se avessi avuto le palle me le sarei giocate: "vinciamo". E capisco cosa vuol dire Baricco.
Poi c'è la finale. Non vedo la vittoria negli occhi degli azzurri. Non come per la Germania, nessun segno.
Poi capì il perchè. Erano gli occhi prima dei rigori, che dovevo vedere. Si sono proposti tutti, nessuno aveva paura di tirare il calcio di rigore.
Erano gli occhi prima dei rigori, quelli che avrebbero visto alzata la coppa del mondo.
Il discorso potrebbe essere lungo e già lo è diventato. Ma mi serve per raccontare cio' che mi è successo stasera. Niente di che per coloro che hanno letto fin qui prendendomi per pazza. Niente per gli uomini di scienza.
Capita che scendo a comprare le sigarette. Che dovevo andare in chiesa, stasera, se ne avessi trovata una aperta. Scendo al tabacchino dove c'è quel vecchio arabo che mi sorride sempre, e mi ricorda "Monsieur Ibrahim ei fiori del Corano". Accanto un uomo chiede 2 gratta e vinci da 5 euro. Chi gioca 5 euro per un gratta e vinci lo fa perché più costa più possibilità di vincere ci sono. In un attimo quella sensazione. Nel vuoto dentro so che devo prenderne uno da un euro (forse per contrasto con l'altro tizio), mi si forma spontanea dentro la mia voce: " lo potrei imbucare nella cassetta delle offerte così com'è, no dai, metà alla chiesa se vinco".
"Camel light, e un gratta e vinci da 1 euro".
L'arabo mi chiede quale dei tanti appesi. Ma lui per me ormai è Monsiuer Hibraim, uscito dal film per dirmi qualcosa. Gli dico balbettando "faccia lei".
Me lo da, e mi sorride a lungo. Torno in macchina a grattare. Non conosco neanche il gioco. Davide mi dice "niente". Io rimango impassibile. Poi riconta e mi dice:
"hai vinto 50 euro". E sono ancora impassibile, con mezzo sorriso in più. Lui mi guarda di mezz'occhio.
Gli spiego la cosa.
Molti se ne sarebbero fregati di quel pensiero di mezzo secondo, quella promessa. Io non posso. Quei soldi non sono miei, e forse non li avrei mai avuti. Forse sarebbero tornati indietro, come successe una volta a mio padre (ma questa è un'altra storia lunga), e io non voglio fare come lui.
La cosa più assurda, è che non sono realmente felice di quello che mi è accaduto. Da un lato ho la possibilità di fare quello che ho sempre voluto, beneficienza con qualcosa in più di un euro risicato. Dall'altro, mi sento una radio, che capta onde immensamente lontane. Una piccola radio.
M.

Nessun commento: